Giocare a scuola: tra gioco e metodo didattico per l’ESS
09.04.2026

 
Abbiamo tutti/e giocato da piccoli, da adolescenti e da adulti. Anche a scuola si gioca. In questo caso, però, per imparare e sviluppare competenze, comprese quelle in materia di ESS. Ciò solleva tre domande: «Cos’è un gioco? Che ruolo svolge a scuola? E come trova applicazione nell’ambito dell’ESS?».

Come riconoscere un gioco

A tale fine, Brougère (2005) propone cinque criteri:

Il 2° grado: «È per finta!»
Quando un giocatore o una giocatrice dichiara di «essere un drago», gli altri sanno che è per finta, perché il gioco crea uno spazio magico in cui la realtà viene momentaneamente messa da parte.  

La spensieratezza : «È solo un gioco!» 
Si vince, si perde, si sbaglia… senza conseguenze nella vita reale. Il gioco permette di provare diversi scenari senza temere le conseguenze una volta terminato.  

La decisione: «Chi gioca?»
A questo invito, ognuno/a è libero/a di rispondere, di decidere se partecipare o meno, e poi di operare delle scelte per far progredire il gioco secondo le regole.   

La regola: «Così non è giocare!» 
Quando un giocatore o una giocatrice bara, il gioco non funziona più: le regole servono a coordinare le azioni e a dare un senso alle decisioni di ognuno/a.  

L’incertezza: «È tutt’altro che finita!»
In un gioco si verificano spettacolari ribaltamenti di situazioni: l’esito è incerto e tutte le opzioni rimangono aperte fino all’ultimo, ciò che contribuisce al piacere di giocare.    

In che modo la scuola trasforma il gioco?

A scuola, il gioco assume finalità educative e diventa una pratica ibrida, a metà strada tra attività ludica e apprendimento. I criteri cambiano: la decisione di giocare o meno spetta all’insegnante che propone il gioco; la spensieratezza legata al gioco può essere minata dalla prospettiva di una valutazione successiva; gli obiettivi di apprendimento sottostanti possono ostacolare l’esito incerto e il piacere di giocare. Per le e gli insegnanti, la sfida non è trasformare il gioco in un semplice strumento didattico, ma è creare le condizioni affinché mantenga le sue caratteristiche, soddisfacendo nel contempo gli obiettivi di apprendimento. 

Come utilizzare il gioco come metodo didattico per l’ESS

Risolvere un problema, valutare le proprie scelte, gestire le proprie emozioni: queste sono tutte competenze ESS che possono essere sviluppate attraverso il gioco, rendendolo così un metodo didattico privilegiato. A tale fine, raccomandiamo alle e agli insegnanti di:

  • chiarire il valore aggiunto del gioco rispetto agli obiettivi di apprendimento fissati in materia di ESS;    
  • scegliere un gioco tenendo conto:
    - delle competenze ESS che contribuisce a sviluppare; 
    - dei contenuti tematici ESS che permette di approfondire; 
  • utilizzare una domanda chiave ESS come filo conduttore;    
  • far seguire al gioco un debriefing in cui evocare l’esperienza di gioco e i processi d’apprendimento;
  • includere delle dimensioni dello sviluppo sostenibile non menzionate nel gioco;
  • integrare il gioco in una riflessione che dia spazio a visioni di un futuro auspicabile. 

Preservare il più possibile l’essenza stessa del gioco, fonte di divertimento e impegno, considerarlo un metodo d’apprendimento pertinente che amplia il proprio repertorio pedagogico, e integrarvi elementi volti a promuovere l’educazione allo sviluppo sostenibile: ecco una sfida appassionante per le e gli insegnanti che mobiliterà senza dubbio tutta la loro perizia e ingegnosità. 

* Brougère definisce questo criterio «frivolezza». éducation21 ha adattato questo termine al fine di renderlo più chiaro.

Per saperne di più sul gioco:

Focus sul gioco

Per approfondire

Per saperne di più sul gioco

Webinair sul gioco (in francese)

Webinair sul gioco (in tedesco)

 

Contatto

dott. Isabelle Bosset
Direzione + gruppo di esperti
Fondamenti scientifici
+41 31 321 00 28

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